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Parigi, giovedì 14 dicembre 2000 - PARTENZA PER IL LAOS

A Lourdes stamattina c’è voluto un po’ di tempo per fare la valigia. Come al solito… L’ho poggiata sul pesapersone ed erano diciotto chili abbondanti: come all’aeroporto di Lourdes Tarbes, dove ha segnato 18.800; avrei potuto prendere qualche chilo in più di medicine o un po’ di articoli religiosi per le suore. Ho pranzato con P.Alfonso BARTOLOTTA OMI alle 11H30: è arrivato anche Jean-Jacques FAYARD, responsabile di qualche grado alla Cité Saint Pierre, che accompagnava un tizio, venuto a Lourdes come esperto per un corso di formazione organizzato nell’ambiente della Cité Saint Pierre: partiva con lo stesso aereo per Parigi. Ha mangiato accanto a me, discutendo con Jean-Jacques FAYARD, ma solo all’aeroporto ha saputo che partivo anch’io e che anch’io mi sarei fermato a Parigi: era vero, perché dovevo pernottarvi. Punto. All’aeroporto è venuto anche P.Angelo PELIS OMI, e si è fermato un po’ di tempo; così ho partecipato anch’io alla conversazione, ruotata da P.Angelo PELIS OMI intorno a suo fratello Fausto, atteso ai Santuari come coordinatore per la lingua italiana Il discorso è scivolato su P.Régis-Marie de la Teyssonnière, assistente generale dell’Hospitalité dei Santuari di Lourdes, chiamato anche “Bonjour Tristesse”, perché vive come un orso mostruoso, in confidenza e reciproca fiducia – s’immagina – soltanto con il rettore, abbé Patrick JACQUIN.
L’aereo per Parigi è decollato alle 13H35, con cinque minuti di ritardo. Volo di un’ora, in mezzo alle nuvole nella seconda metà. A Parigi pioggia battente, anche se non molto fredda. Ho preso un taxi per Fontenay sous Bois. P.Alfonso BARTOLOTTA OMI mi aveva parlato di una tariffa di 500 franchi: ne ho pagati 185 soltanto. Percorso di un’ora abbondante perché il traffico era sostenuto e nell’ultimo tratto siamo entrati in un ingorgo quasi fermo, dovuto forse a un incidente o a un controllo di polizia.
A Lourdes questa mattina ero con il solito patema della “valigia all’ultimo minuto”. Sull’aereo m’era sorto il dubbio d’aver dimenticato i dollari, perché non avevo nessuna immagine del posto dove li avevo messi: li ho ritrovati accoccolati nella borsetta “a vita” in fondo alla borsa a mano. Mi ero alzato questa mattina con un dolore fitto alla base del dorso, che mi poteva far pensare a qualche cosa di serio, o almeno di forte, magari da trascinarmi al “Paese del milione di elefanti”. Mi sono incamminato sui passi della vita e il dolore è passato. Ho aperto l’e-mail del Coordinatore italiano ed ho trovato la conferma di P.Domenico RODIGHIERO OMI al mio e-mail dell’altro giorno. In tarda mattinata era venuta a trovarmi sr.Marisa FATTORI, Figlia della Chiesa. Mi ha portato una sua corona da usare per il rosario durante tutto il viaggio nel sud-est asiatico. Carina! A Fontenay ho recitato vespro con la comunità oblata. Alla fine c’è stata la commemorazione dei defunti del giorno così ho sentito il ricordo della morte di P.Natalino SARTOR OMI al Laos nel 1966: trentaquattro anni fa. A cena P.André MARION OMI, che appartiene a questa comunità, ed era al Laos ai miei tempi, mi ha chiesto di baciare per lui quella terra del Laos! A Fontenay c’è anche P.Albert CHRISTIAENS OMI (1929-1953), che mi aveva accolto nel 1975 al Ciad, a Gounou Gan, senza trattamenti splendidi. Un altro membro è P.Élie BEVE (1920-1945), che si occupa di economato e accoglienza: con discrezione, ma con precisione in entrambi i campi.

Venerdì 15 dicembre 2000 – Diario in quota

Ho dormito bene questa notte, dalle 21H00 fino alle 03H00. P.Noël LÉCA OMI, superiore della casa, mi ha svegliato alle 05H15, quando io mi ero già lavato e… stirato. Ho fatto colazione con lui. P.Élie BEVE OMI, ha chiamato un taxi per farmi raggiungere l’aeroporto Charles DE GAULLE: 207,00 Franchi di taxi. Percorso sotto la pioggia battente, bagnata come quella di ieri sera al mio arrivo da Lourdes.
Decollo per Londra alle 08H25, invece che alle 07H40. Sopra le nuvole all’orizzonte nasceva il sole. Volo di 53 minuti per Londra, dove l’orologio è in ritardo di 1 ora su Francia e Italia. Arrivo all’aeroporto di Heathrow. Mi aspettavo una Londra avvolta nella nebbia: ho trovato un’atmosfera di sole primaverile in una giornata stupenda.
Il jumbo Boeing 740-400 della British Airways doveva decollare da Londra Heathrow alle 10H55, corrispondenti alle 11H55 italiane. È partito mezz’ora in ritardo, apparentemente pieno come un uovo. La previsione era di dieci ore e trenta minuti di volo senza scalo; mi sforzavo di immaginare come sarebbero trascorse, a diecimila metri di quota, prima di rimettere piedi a terra, e in un altro continente. Ho avuto il terzo posto nella seconda schiera di sedili dal finestrino; problematico, ma non tragico, scavalcare la coppia sulla mia destra per giungere nel corridoio.
16H00 Ora italiana: è notte fonda. 11H25 (12H25 ora italiana) Partenza da Londra; 22H56 (ora italiana) arrivo a Bangkok; 10H31’ di volo senza scalo e tempo di tragitto rispettato.

Sabato 16 dicembre 2000 - BANGKOK

L’aereo della British Airways è arrivato da Londra e atterrato all’aeroporto di Done Meuang alle 04H56, dopo un volo senza scalo di 10H31. Sul pavimento dell’aereo c’era un soffice strato di rifiuti cartacei colorati, come fosse la piazza di un paese dopo la partenza delle bancarelle di un mercato settimanale. C’erano moltissimi bambini tra i passeggeri, forse in concomitanza con il periodo ormai vicino del Natale e la prospettiva di non poche vacanze scolastiche; cui si aggiungevano certamente particolari condizioni tariffarie.
L’aeroporto è nuovo e molto esteso, così da offrire una lunga passeggiata prima di arrivare all’uscita.
Al controllo di Polizia mi hanno fatto perdere un tempo discreto; hanno discusso tra di loro, due uomini e una donna poliziotti, forse perché avevo un doppio visto d’ingresso, quando sarei potuto arrivare anche senza visto e averlo proprio li. Non avevo le schede di sbarco, cui avevo pur pensato sull’aereo, ma credevo fossero cambiati i sistemi. Ho fatto le due schede, una per la polizia, l’altra per la dogana: una me l’hanno fatta rifare. Ho perso una mezz’ora molto abbondante. L’ultimo poliziotto mi aveva sfilato il passaporto dal fodero. Quando mi sono accorto di non averlo più, sono ritornato indietro a cercarlo, ma non l’ho più trovato. Un poliziotto molto gentile, quando ha saputo che sarei ripassato di lì per andare al Laos, mi ha detto di chiedere se il fodero fosse stato ricuperato. Ho tenuto poi conto del suggerimento, ma la ricerca è rimasta senza esito.
All’uscita dall’aeroporto c’erano ad aspettarmi P.Claudio BERTUCCIO OMI (1965 – 1991), attualmente a Bangkok, viceparroco di un sacerdote thai alla chiesa di S.Michele Arcangelo; P.Pierre CHEVROULET OMI (1924-1955), provinciale del Laos ai nostri tempi, attualmente allo scolasticato di Samphran; P.Christian GILLES OMI (1927 – 1953), della comunità di Rangsit a Bangkok.
P.Claudio BERTUCCIO OMI era superiore e insegnante allo Studentato di Samphran, ma ultimamente ha rinunciato per divergenze con il superiore di Delegazione, P.Bruno ARENS OMI, (1943 – 1970), belga. P.ARENS OMI. si è presentato in mattinata e l’ho incrociato nella sala da pranzo. Si è informato del mio viaggio, biglietti e programmi. Ha telefonato ad una agenzia, ha prenotato per P.Domenico RODIGHIERO OMI (1964 – 1997) e per me i due posti aerei Bangkok-Vientiane, partenza mercoledì 20 e ritorno mercoledì 03 gennaio. Ha confermato che il visto laoziano è rilasciato alla frontiera d’ingresso, in questo caso l’aeroporto di Vientiane.
La comunità di Rangsit è composta da P.Bruno ARENS OMI belga, P.Christian GILLES OMI francese e P.Jean HABERSTROH OMI (1921 – 1947), francese.
Quando sono giunto stamattina qui a Rangsit, c’era fuori in cortile Mons.Alessandro STACCIOLI OMI (1931 – 1956), che fu il secondo Vicario Apostolico di Luang Prabang, dopo la morte di Mons.Lionello BERTI OMI (1925 - +1968). Attualmente è incaricato, forse solo come collaboratore, per la promozione dell’apostolato fra i laoziani della diaspora. In questi giorni dovrebbe andare al nord Thailandia, per visitare dei cristiani del nord Laos. Ha detto che nel Laos andrebbe il prossimo anno per l’ultima volta, senza aggiungerne la ragione. Ha qualche problema imprecisato di salute. Si è già fatto tra l’altro una operazione di cataratta.

Domenica 17 dicembre 2000 - BANGKOK

A Bangkok fa caldo. Seriamente.
Mons.Alessandro STACCIOLI OMI è partito questa mattina per Chieng Khong, al nord della Thailandia, di fronte alla nostra missione di Houei Sai, per visitare dei “profughi” laoziani, che ai nostri tempi vivevano nei villaggi attorno a quel capoluogo di provincia. In maggioranza sono Hmong (i grandi coltivatori dell’oppio) e khmhu.
Nel pomeriggio P.Domenico RODIGHIERO OMI mi ha accompagnato alla grande Pagoda di Vat Po. Partenza dopo il pranzo, verso le 14H30, con un percorso di un’ora e un quarto in autobus. Questi sono di due tipi: quelli con un condizionamento di aria e quelli senza; la differenza è sostanziale. Dopo Vat Po abbiamo visitato Vat Aroun, attraversando il fiume su un battellino motore. Ho esordito con la macchina fotografica nuova. Il ritorno in autobus è stato molto movimentato. Cena in un ristorane di un grande centro commerciale e rientro a Rangsith intorno alle 21H00. Bangkok è una metropoli che contiene con i suoi dintorni 8.769.341 abitanti. Una fetta enorme di umanità che le dà l’aspetto di una città invivibile.
Abbastanza stanco.
P.Domenico RODIGHIERO OMI mi ha illustrato il problema della sua partecipazione al mio viaggio in Laos. P.Bruno ARENS OMI, belga, superiore della Delegazione oblata di Thailandia non deve esserne mai stato molto entusiasta.

Lunedì 18 dicembre 2000 - BANGKOK

Natale è tra una settimana esatta.
P.Domenico RODIGHIERO OMI è arrivato qui di buon mattino. Abbiamo cominciato a parlare di panoramiche larghe, fattesi poi più ristrette, come cerchi concentrici a spirale. Lui deve avere difficoltà con la lingua Thai, dopo aver fatto otto mesi di scuola. I primi gruppi di missionari del Laos erano andati regolarmente a studiare la lingua Thai presso i Fratelli di S.Gabriele a Sriracha. Non so perché gli orientamenti non siano rimasti o ritornati su queste prospettive. Lui ha fatto i primi mesi di studio lingua qui a Bangkok, ma il percorso andata e ritorno dalla scuola gli assorbiva troppo tempo. Ora sembra debba riprendere, ma il progetto non deve essere migliore. Intanto fa un po’ di pratica con le celebrazioni liturgiche, che però non devono essere di grande aiuto se le basi non sono consolidate. Il prossimo gennaio avrà una visita dei suoi familiari, che in questo periodo iniziale non deve essere molto indicata. Pazienza!
Alle 14H30 con P.Bruno ARENS OMI, superiore della Delegazione, e l’autista, sono partito per Samphran, da dove sono rientrato solo con l’autista alle 21H45, perché P.ARENS doveva rimanere là. Ho visto e visitato l’insieme di tre realtà che vi esistono: Pre-noviziato, Noviziato e Studentato. Alle 18H0 ho concelebrato allo studentato la messa in Thai, cui è seguita la cena, seduti per terra in entrambi i casi. Ho ritrovato P.Pierre CHEVROULET OMI (1924 – 1955), che fu mio provinciale al Laos, e che ora è stato messo un po’ da parte. Ho conosciuto P.Gerry Gamaliel DE LOS REYES OMI (1964 – 1993), filippino, diventato superiore dello studentato al posto di P.Claudio BERTUCCIO OMI. Ho visto Fratello Bernard WIRTH OMI; (1947), venuto qui fin dagli inizi della missione Thai, che insegna francese all’Università di Bangkok. Ho ritrovato P.Pierre Thamniyom PRICHA OMI (1945 – 1977), che dovrebbe essere maestro dei novizi.
P.Pierre CHEVROULET OMI mi ha parlato molto del Laos. Mi ha fatto vedere dei moduli redatti in laoziano e destinati a far dichiarare dai cristiani di recente conversione un’abiura alla fede da poco ricevuta. Ne aveva anche almeno uno compilato da un cristiano della provincia di Savannakhet. Il governo progetta di ricuperare il buddismo per riconoscerlo come religione di stato. Inizialmente lo aveva ostacolato e messo al bando; ora si accorge d’aver probabilmente bisogno di un supporto religioso per la vita civile e il buddismo appare ovviamente il più indicato. A Vientiane, all’incrocio tra la Rue Setthathirath e la Rue de Thadeua, c’è la pagoda di Vat Simuong, nelle cui vicinanze c’era una nostra casa, giunta fino a diventare casa del Provinciale e casa di passaggio per noi e altri che venivano alla capitale. La nostra casa è stata notevolmente ristrutturata per uffici pubblici, credo di polizia. La pagoda sembra godere di molti aiuti consistenti, anche finanziari, da parte del governo, senza una ragione confermata. Nei tempi passati il governo aveva mandato in Russia non pochi bonzi (monaci buddisti), forse per far respirare loro l’aria del regime. L’adozione del buddismo come religione di stato permetterebbe al governo di scartare elegantemente tutte le religioni straniere, a cominciare da cattolicesimo e protestantesimo.

Martedì 19 dicembre 2000 - BANGKOK

P.Bruno ARENS OMI, superiore della Delegazione di Thailandia, aveva provveduto ieri a ordinare presso un’Agenzia di cui si serve solitamente, i biglietto aerei per Vientiane, per P.Domenico RODIGHIERO OMI e per me, con partenza prevista per domani. Siamo partiti questa mattina per ricuperarli: all’Hotel Royal, nel cui complesso ha sede l’agenzia. Un’ora e quaranta minuti di autobus per raggiungere la zona abbastanza centrale della città.
Pranzo al ristorante di un grande centro commerciale. Nel pomeriggio abbiamo visitato il Vat Prakheo, la più importante pagoda di Bangkok, dove risiede il Budda di smeraldo, che durante la sua esistenza “statuaria” era finito per un periodo di tempo al Laos, nella pagoda di Vat May a Luang Prabang.
Siamo rientrati a casa alle 17H00. La serata si è prolungata dopo la cena, in conversazioni a largo spettro e a sfondo vario.

Mercoledì 20 dicembre 2000 - VIENTIANE

Ore 08 31’45” Il Boeing della Thai International si stacca dalla pista di Done Meuang di Bangkok e punta verso il nord. Alle 09 23’ 44” si posa sulla pista dell’aeroporto di Wattay a Vientiane. Sono passati ventisei anni e mezzo dall’ultimo decollo su questa pista. Nel giugno 1973 la Chiesa laoziana aveva organizzato un viaggio in Italia, Vaticano compreso, per il Patriarca buddista del Laos, che aveva la sua sede a Luang Prabang. Al termine di una giornata di visita a Venezia, illuminata da un sole che mescolava occidente ed oriente, il patriarca buddista, intervistato dagli accompagnatori sullo spettacolo marino lagunare artistico di Venezia, si espresse con quattro parole, in perfetto stile laoziano: “Possibile è vedere; dire non è possibile”. Sono queste parole che mi sono uscite da dentro, quando l’aereo ha sfiorato delicatamente la pista, meno visibili ma molto più forti di un bacio pur desiderato a quella terra, appena messo il piede giù dalla scaletta dell’aereo. Ero perfettamente convinto che esse riassumevano i lunghi giorni della strana preparazione a questo viaggio e insieme – ne ero altrettanto sicuro – tutto quello che nei parecchi giorni successivi avrei visto e incontrato.
All’aeroporto siamo rimasti circa un’ora prima di uscire, per le pratiche del visto d’ingresso. Bastava una fotografia per averlo; mi sono abbastanza meravigliato che P.Domenico RODIGHIERO OMI, l’altra metà della mia comitiva, non ne avesse nessuna, pur dopo un soggiorno di quasi un anno a Bangkok. Il male minore è stato quello di staccare la foto dalla carta d’identità italiana, con il proposito di rifare il tutto al primo rientro in Italia.
Due giovani mandati da Mons.Jean Khamse VITHAVONG OMI, Vicario Apostolico di Vientiane, ci attendevano all’uscita con una vettura tipo mezzo camioncino, per accompagnarci in città. Prima di dirigerci verso la Chiesa del Sacro Cuore, unica chiesa aperta in Vientiane, e residenza di Mons.Khamse, abbiamo cercato una Guest House. Abbiamo scelto la Guest House Santisouk (Pace), in rue Nokheo Khoumane: 10 dollari al giorno per persona, solo alloggio. Lasciata la valigia siamo proseguiti per il Sacro Cuore, dove eravamo attesi per il pranzo anche da Mons.Khamse.
La prima persona non laoziana incontrata al Sacro Cuore è stata Luciana BASTIANI. Presidente del nascente Istituto Secolare delle Ausiliarie di Maria Madre della Chiesa, fondato da Mons.Lionello BERTI OMI a Luang Prabang nel 1965, è stata quella che mi ha praticamente costretto a lasciare il Laos, nel 1974, dopo che P.Walter VERZELETTI OMI, allora nostro vicario provinciale e assistente spirituale di quelle Ausiliarie, aveva cominciato il 17 gennaio 1972 a dirmi che la “signorina Luciana BASTIANI voleva scrivere al mio Superiore Generale, alla Propagazione della Fede e al Nunzio Apostolico di Bangkok per farmi partire dal Laos” perché sapeva lei quello che aveva dovuto subire da me.
Sono poi andato con P.Domenico RODIGHIERO OMI, che forse l’aveva conosciuta non molto tempo prima occasionalmente, a casa di Luciana BASTIANI. Lei dopo aver lasciato le Ausiliarie di Maria Madre della Chiesa quando non era più presidente dell’Istituto, era andata un po’ di tempo anche nelle Filippine. Ora pare faccia sei mesi l’anno al Laos con un lavoro collegato a progetti del governo italiano e – forse altri – sostenuti dalla Conferenza Episcopale italiana.
Luciana BASTIANI si è preoccupata di accompagnarci subito alla Società Aerea Lao, a prenotare il viaggio andata-ritorno per Luang Prabang. Abbiamo fatto anche una corsa dalle Suore di Carità di Santa Giovanna Antida, quelle con cui sono in contatto da parecchi anni, alla loro casa sulla strada del That Luang. La regionale è ripartita da poco per Thakhek (provincia di Khammouane), ma dovrei incontrarla nei prossimi giorni forse qui.
Ore 18H00: ho concelebrato la messa con P.Domenico RODIGHIERO OMI al Sacré Coeur.
Mons.Jean Khamse VITHAVONG OMI ci aveva invitati a cena nel ristorante della nostra Guest House, presenti anche i due giovani che ci avevano accompagnato dall’aeroporto. Prima della cena ci ha imbarcati lui in macchina per una visita notturna a Vientiane. Siamo passati accanto alla chiesa di Notre-Dame, senza vedere molto. Siamo passati davanti alla casa di Simuong, che fu residenza del Provinciale OMI e casa di accoglienza per i Padri di passaggio.
Vientiane si è notevolmente trasformata, ma non necessariamente migliorata. Esistono pochissime vetture-taxi, abbondanti ai nostri tempi. Sono state sostituite dai “tup-tup”: tricicli a motore con manubrio, coperti sopra, ma aperti da tre (quasi quattro) lati; carico ammesso fino a capacità di capienza.

Giovedì 21 dicembre 2000 - VIENTIANE

Abbiamo fatto colazione al ristorante della nostra Guest House. Abbiamo poi atteso Luciana BASTIANI, prevista giungere verso le 09H00 per accompagnarci in città. È arrivata e siamo partiti: prima tappa alla Thai International, a confermare il volo di ritorno del 03 gennaio per Bangkok.
Visita al mercato, che si chiamava una volta Mercato del Mattino, e si chiama ancora Talat Sao (Mercato del Mattino), e si trova ancora sulle fondamenta di una volta; è stato ristrutturato, forse soltanto affogato sotto un mucchio di merci, distribuite anche su un piano rialzato, che una volta non esisteva. A questo primo piano sono sistemati soprattutto i negozi di gioielleria; si vedono vetrine e vetrinette con una distesa soprattutto di oggetti in argento. Se sono autentici della loro epoca devono aver fatto risuscitare tre generazioni di morti per acquistarli dagli altrettanto autentici proprietari.
Ci siamo informati sui pullman in servizio per Paksane, dove Mons.JEAN KHAMSE VITHAVONG OMI insiste per farci andare. È un centro a circa 150 chilometri da Vientiane; gli Oblati francesi vi avevano diverse missioni e il Seminario, aperto non solo a seminaristi, che era sempre stato il loro fiore all’occhiello. Vi lavora un prete dell’Istituto Voluntas Dei, fondato da P.Louis PARENT OMI, insieme alle O.M.M.I. (Oblates Missionnaires de Marie Immaculée): P.Louis-Marie LING MANGKHANEKHOUN.
Abbiamo visitato Vat Phra Kéo (dove ci dovrebbe essere un Buddha di smeraldo), e Vat Sisakhet.
Pranzo in un ristorantino con Luciana BASTIANI.
16H00: messa al Sacré Coeur, con Luciana BASTIANI. Proseguimento per la pagoda del That Luang, ma siamo arrivati che era già chiuso. Quando poi comincia a scendere la sera, trovarsi in giro a piedi, su strade pur grandi ma non frequentate, non deve essere la cosa più indicata: specialmente se uno porta addosso magari qualche cosa che non riesce mai a decidere se sia meglio lasciare a casa.
18H00: cena in un altro ristorantino e ritorno a casa.
Tra il Sacré Coeur e la cena ho avuto occasione di conversare con P.Domenico RODIGHIERO OMI, mio compagno di viaggio, che mi ha illustrato in parte la situazione della missione di Thailandia. Un quadro molto composito, che deve avere alla base il problema di una ragione per continuare a rimanervi e quale personale stabilirvi: sembra che parecchi O.M.I. delle Filippine ci verrebbero volentieri. Lui mi ha chiesto impressioni sul mio viaggio in Laos, ma non gli ho detto molto; abbiamo parlato ancora di una possibile andata a Paksane, alla quale in fondo in fondo ci terrei anch’io, ma è difficile da definire.
La situazione della nostra missione di Vientiane non mi è ancora apparsa con chiarezza; qualcuno potrebbe pensare che Mons.Jean Khamse VITHAVONG OMI sia indeciso, oppure non voglia europei. Potrebbe anche essere una valutazione molto imprecisa.
Le Suore della Carità di S.Giovanna Antida mi vedrebbero volentieri a Thakhek, e anch’io ci andrei molto volentieri, ma forse non si riesce ad articolare il programma.

Venerdì 22 dicembre 2001 - VIENTIANE

Avevamo l’appuntamento con Luciana BASTIANI alle 09h00 al Mercato del mattino, da dove proseguire per l’Ufficio Turistico a chiedere informazioni su Luang Prabang. Questi incontri con Luciana BASTIANI non sono il massimo, ma mi aiutano a rivivere la storia delle Ausiliarie di Maria Madre della Chiesa, di cui lei era stata uno dei primi membri con Wanda VEDOVA, e confermare molti degli interrogativi che dal 1964 mi ero posto per aver avuto occasione di vivere non poco tempo proprio accanto a quella realtà. Abbiamo fatto rifornimenti per il pic-nic di mezzogiorno e poi siamo partiti per Suan Xieng Khuan Park. Abbiamo preso uno dei soliti toupe toupe e ci siamo avviati in direzione di Tha Deua, passando proprio sul nuovo ponte dell’Amicizia. Viaggio non troppo malvagio per oltre un’ora fino a destinazione; ingresso a pagamento nel recinto sacro, dove ci sono numerose statue di Budda in diversi aspetti e posizioni, ma la più importante è quella del Budda dormente. Abbiamo fatto pranzo al sacco e siamo rientrati a casa verso le 13H40.
Durante il percorso, pur disturbato sul toupe toupe, ma soprattutto nella calma del picnic, ho sentito molti discorsi di Luciana BASTIANI. Mi pare aver capito tra l’altro che non debba esistere molta simpatia reciproca tra Luciana BASTIANI e Monsignore Jean KHAMSE VITHAVONG OMI, Vicario Apostolico di Vientiane. Probabilmente anche perché la presenza di Luciana BASTIANI a Vientiane potrebbe sembrare quella di un battitore libero.

Sabato 23 dicembre 2000 - VIENTIANE

Levata e colazione a casa.
L’appuntamento, con Luciana BASTIANI per P.Domenico RODIGHIERO OMI e me, era ancora al mercato del mattino per le 09H00, con un programma estremamente imprecisato. All’ora convenuta ci siamo ritrovati e abbiamo iniziato lo strano vagare. Ho cominciato con il cambiare ancora dollari in kip, senza per questo avere una comprensione più luminosa sulla regolarità e legalità di questi cambi, a sportelli che tuttavia fanno bella mostra di sé specialmente nell’ambiente del mercato. Poi abbiamo girato e rigirato molto in tutti i botteghini, asserragliati l’un contro l’altro soprattutto a pianterreno, perché P.Domenico RODIGHIERO OMI cercava qualche cosa di cui non doveva avere nessuna idea precisa, perché non ha comperato assolutamente niente. Questo girare senza preoccupazione alcuna, ripetuto in non pochi momenti, è stata una delle cose più interessanti di questo ritorno al Laos. Mi ha permesso di rivivere sul posto, pur tra i discorsi non pertinenti del mio accompagnatore, venuto naturalmente più per una scoperta conoscitiva, tutti i momenti di undici anni, ben registrati nella memoria, ma ora assimilati con una sapienza che solo il tempo costruisce dentro quando li mette tutti in ordine.
Siamo proseguiti per Rue Settathirat, a cercare qualche cosa in un negozio di gioielleria-antiquariato. Non ho comperato niente. Siamo arrivati alla cattedrale del Sacré-Coeur verso le 11H30. Alcuni ragazzi e ragazze preparavano gli addobbi natalizi, che la suorina addetta ha fatto immediatamente interrompere così da facilitarci la celebrazione eucaristica. Abbiamo pranzato al solito ristorantino, non molto distante da casa. Luciana BASTIANI ha ricordato non pochi episodi del Laos, con valutazioni assolutamente personali (sempre usate durante la sua permanenza in Laos), come gli elogi infiniti sull’intelligenza di (allora Padre) Rocco ERBISTI. A casa per la siesta.
Alle 16H00 a casa di Luciana BASTIANI, che ci avrebbe offerto il caffè e con la quale saremmo proseguiti insieme per il monumento Anou Savary, in fondo alla grande Avenue Lane Xang. Poco dopo essere usciti da casa P.Domenico RODIGHIERO OMI si accorgeva d’aver dimenticato i soldi e siamo ritornati a cercarli. Il caffè da Luciana BASTIANI è diventato lungo fino alle 18H20. Noi due siamo ritornati a casa per deporre le borse, siamo proseguiti per la cena al ristorantino. P.Domenico RODIGHIERO OMI à andato in cerca di agenzie – numerose – dove è possibile utilizzare internet per inviare messaggi; doveva mandarne forse a suo fratello. Anou Savary è rimasto nei progetti.
Luciana BASTIANI è leggermente raffreddata da ieri. Il clima a dicembre qui non è comunque come quello italiano. Dalle conversazioni di oggi sono apparse alcune riflessioni piuttosto intristite e consunte: intisichite. I ricordi del passato le hanno creato un mondo chiuso in sé, senza sprazzi o bagliori di speranza. Si è parlato anche degli avvenimenti di marzo 1971, quando i Pathet Lao vennero ad accerchiare Luang Prabang e crearono una situazione molto difficile: i suoi ricordi sono estremamente imprecisi. Il discorso si è spostato sulla situazione della Chiesa. Un ritorno di noi Missionari Oblati di Maria Immacolata in Laos non è attualmente pensabile. La posizione di Mons.Jean KHAMSE VITHAVONG OMI, l’unico Oblato rimasto, non è facile. I sacerdoti sono scarsissimi: tre o quattro. A qualcuno il vescovo potrebbe apparire staccato da fedeli e sacerdoti, ma probabilmente non lo è. Monsignor Tito BANCHONG THOPAYONG, amministratore apostolico per Luang Prabang, in questi giorni è andato verso il nord; conservo una buona speranza di riuscire a vederlo.

Domenica 24 dicembre 2000 - VIENTIANE

Messa alla cattedrale del Sacro Cuore alle 08H30, concelebrata con Mons.Jean KHAMSE VITHAVONG OMI, Vicario Apostolico di Vientiane. Fondamentalmente in lao, con qualche momento di vietnamita, inglese e perfino francese. Fedeli francesi sembravano essere pochi o addirittura assenti. Mons.KHAMSE ha fatto tutto lui, pur senza alcuna impressione di strafare. Ha invitato P.Domenico RODIGHIERO OMI e il sottoscritto ad aiutarlo nel distribuire la comunione. I ricordi erano d’obbligo, ma tutti sepolti dentro.
È la vigilia di Natale. Con le suore della Carità di Santa Giovanna Antida, incontrate alla messa, abbiamo concordato di andare da loro verso le 16H00 per incontrare Sr.Marie-Paul SENGPETH SDC, superiora regionale, che si era annunciata arrivare nel pomeriggio da Thakhek, insieme a Sr.Marie-Antoinette VORACHAK, ex-regionale e attuale maestra delle novizie. La casa delle Suore è sulla strada che in un certo senso è chiamata anche strada del That Luang, ma vi arriva dopo un po’ di giri. La zona delle suore è chiamata anche Ban Hongkhé, strada che va a Phonthan. Tutto questo non rende più chiara l’ubicazione, ma più soddisfacente. Con P.Domenico RODIGHIERO OMI abbiamo fatto un accettabile tragitto in toupe toupe. Le suore da Thakhek erano arrivate un po’ in ritardo. Siamo stati invitati a cena e le suore ci hanno poi riaccompagnato a casa. Messa della notte di Natale alle 20H30, alla Cattedrale del Sacré-Coeur.
Amministrazione di 12 battesimi, tutti ragazzi e adulti: nessun infante.
Terminata la celebrazione eucaristica, su un palco abbastanza modesto, predisposto a fianco della cattedrale, senza grandi pretese, ma con rifiniture di gusto, si è svolta una piccola serata danzante, in perfetto stile lao. Durata calcolata per rispettare i tempi del coprifuoco, che non ho capito se ci fosse o no, e terminare il tutto, rientro a casa compreso, intorno alla mezzanotte. Il momento in cui, in moltissime parti del mondo angeli e campane fanno a gara per assicurare anche chi non vuol convincersi, che pace e amore sono ancora possibili: basta scoprire tutto quello che ciascuno porta nel cuore, nell’attesa – la speranza – che un giorno sicuramente affiorerà

Lunedì 25 dicembre 2000 - VIENTIANE

BUON NATALE !!!
I pochi fedeli intorno aiutano a raggiungere meglio, nel cuore, tutti gli altri che in ogni parte del mondo hanno fissato appuntamento tacito accanto a questa insostituibile “mangiatoia” del vangelo di San Luca, indicata dagli angeli e trovata dai pastori.
Appuntamento al mercato del mattino per le 09H00 con Luciana BASTIANI, arrivata in ritardo.
Siamo partiti per il cimitero cristiano oltre l’aeroporto di Wattay. Ci siamo raccolti sulla tomba di P.Natalino SARTOR OMI, 1931-1966, morto a Vientiane il 14 dicembre, accanto alla quale ci sono quelle di altri tre oblati: P.Jean WAUTHIER OMI, 1926-1967, morto a Hin Tang il 16 dicembre; P.Georges KOLBACH OMI, 1911-1973, morto a Vientiane il 4 gennaio; P.Émile LUEN OMI, 1932-1972, morto a Vientiane l’8 dicembre. Nelle vicinanze c’è anche la tomba di Don Jean Bosco BOUNTHA, che però non è identificabile.
Siamo ritornati in città per il pranzo in un ristorante-self qui vicino alla Guest House. Alle 17H00 siamo andati in cattedrale per concelebrare la messa (che ha fatto da seconda messa natalizia dopo quella di mezzanotte anticipata) con il vescovo. Questi ci ha anche invitati a cena. Con P.Domenico RODIGHIERO OMI e il sottoscritto c’era il padre laoziano-vietnamita che svolge il ministero qui al Sacré-Coeur, e un giovane. Terminata la cena siamo andati a prendere il caffè da Luciana BASTIANI. Il ricordo dominante di questo giorno di Natale è stato quello delle feste di Natale, il Boun Noël, che a Luang Prabang costituiva la festa per la scuola Dao Hung, della missione cattolica.
Mons.Jean KHAMSE VITHAVONG OMI, è nato a Kengsadok, nelle vicinanze di Paksane, Vicariato Apostolico di Vientiane, il 18 ottobre 1942. Ordinato sacerdote il 26 gennaio 1975, eletto vescovo titolare di Moglena il 19 novembre 1982, consacrato il 16 gennaio 1983: Vicario Apostolico di Vientiane. È stato anche amministratore apostolico per Luang Prabang, fino al maggio 1999, quando gli è succeduto in questo ultimo incarico Mons.Tito BANCHONG THOPAYONG.

Martedì 26 dicembre 2000 - LUANG PRABANG

Questa mattina a Vientiane gli autisti messi a nostro servizio da Mons.KHAMSE OMI ci hanno accompagnato all’aeroporto di Wattay, da dove saremmo partiti per Luang Prabang, quella che una volta era la capitale reale del Laos. L’aereo ATR 72 della Lao Air Service è decollato da Vientiane alle 10h58 e si è posato sulla pista dell’aeroporto di Luang Prabang alle 11H33. Dopo un quarto d’ora di percorso il cielo si è presentato abbastanza coperto, con quello strato di umidità densa destinata a sciogliersi verso la fine della mattinata per il rialzo della temperatura. Come ai tempi di una volta. Avevamo però avuto la possibilità di contemplare dall’alto la grande diga della Nam Nguen. Non sono riuscito a ricostruire il panorama della città mentre l’aereo iniziava la discesa per l’atterraggio.
L’aerostazione di Luang Prabang è tutta nuova e il panorama intorno è tutto trasformato da quello che ci ha fatto da cornice per undici anni. Abbiamo preso un taxi per raggiungere la città. La strada è stata deviata e un nuovo ponte costruito, perché il ponte che gli americani avevano fatto realizzare negli anni sessanta dall’Italthai di Bangkok sul fiume Nam Khane, in sostituzione di quello caduto, deve aver avuto problemi e il traffico automobilistico vi è stato sospeso.
La giornata è calda.
Luang Prabang è cambiata.
Nel percorso verso casa siamo passati sotto la scuola Dao Hung.
Siamo andati in cerca di una Guest House sulla strada principale. Ne abbiamo presa una sulla strada che devia a sinistra davanti a quella che fu la casa del principe ereditario:
HERITAGE GUEST HOUSE
66/6 Ban Xieng Muane,
Sisavangvatthana Road
Tel: 0856 71 25 25 37

Pranzo in un ristorantino e riposo.
Alle 14H45 direzione verso la Lao Air Service, che si trova proprio sulla strada che porta a Ban Mano, dove esistono ancora la chiesa cattedrale e i fabbricati della Procura-Episcopio, con accanto la casa delle Ausiliarie di Maria Madre della Chiesa!
Abbiamo cercato Ai Dath, un cristiano vietnamita, che poco distante dalla chiesa ha ancora un magazzino commerciale, non so bene di quali articoli. Lui ci accompagna in macchina alla scuola Dao Hung, diventata École Santiphap (Scuola della Pace), perché avevo una lettera di P.Angelo PELIS OMI, da consegnare alla direttrice, Mme Boungnong KEOLA’, che ci ha accolto molto cordialmente.
La scuola avrebbe bisogno di molta manutenzione. Mme Boungnong ci promette di farci aprire domattina la cappella del seminario Paolo VI, adibito a direzione provinciale del ministero dell’istruzione, per rivedere la tomba di Mons.Lionello BERTI OMI. La cappella del seminario è diventata da tempo deposito di libri e materiale scolastico.
Più tardi andiamo con Ai Dath a casa del capitano Phan PHONGPHACHAN. È sposato con quattro figli, un maschio e tre femmine. Da parecchi anni è stato ordinato sacerdote – dopo la trasformazione del regime nel 1975 (!) – ed è l’unico sacerdote del Vicariato Apostolico di Luang Prabang, di cui ora è responsabile Mons.Tito BANGHONG THOPAYONG, come amministratore apostolico. Quando siamo arrivati a casa sua lui doveva essere in qualche angolo a pregare perché abbiano sentito da lontano un canto di aria religiosa. Non abbiamo visto la moglie, che doveva essere al mercato, dove solitamente mette forse qualche bancarella, di non so quale genere. Phan soffrirebbe di qualche cosa di serio ai polmoni; ha detto di aspettare la visita di Mons.Tito BANCHONG THOPAYONG per rassegnargli le dimissioni. Non deve essere più tanto giovane, ma io in questi momenti lo ripensavo ancora così, come quando veniva puntualmente ogni domenica alla messa a Ban Mano con tutta la famiglia.
Cena auspicata con menù un solo ma buon panino; c’è voluto un’ora e mezzo per averlo. I piccoli ristoranti sono moltissimi, e tutti pieni di stranieri. Se non ci fossero, Luang Prabang sarebbe la morte civile. Il palazzo reale è diventato un museo.

Mercoledì 27 dicembre 2000 - LUANG PRABANG

Abbiamo concelebrato la messa alle 07H00 in una delle camerette della nostra Guest House, poi siamo usciti, P.Domenico RODIGHIERO OMI e il sottoscritto. Dopo la colazione e una visita all’Ufficio Postale – rinnovato dai tempi nostri – siamo proseguiti e abbiamo incontrato Ai Dath per strada, che andava in un ufficio erariale per problemi di tasse (anche qui!). Noi abbiamo continuato a piedi il cammino, che i piedi da tempo sapevano a memoria, e a me hanno permesso un lungo cammino altrettanto ben conosciuto nella memoria, verso la scuola Dao Hung; l’intervista a Mme Boungnong KEOLA, la direttrice, ero sicuro me l’avrebbe soltanto illustrato. L’abbiamo incontrata ad attenderci in cortile e siamo proseguiti con calma verso il Seminario Paolo VI, perché speravamo poter entrare nella cappella dove è sepolto Mons.Lionello BERTI OMI. La direttrice ci ha detto che il responsabile del settore oggi era assente e quindi risultava impossibile ricuperare la chiave per l’apertura. Avevo sperato in questa prospettiva, che ha finito per non realizzarsi: sono convinto che nella direttrice ci fosse tutta la disponibilità in senso positivo. Il fabbricato primitivo delle grande scuola è rimasto, forse dolente per mancata manutenzione; come è rimasto il vecchio magazzino di lavoro e deposito, come l’internato costruito nello stile della scuola proprio di fronte a questa. Sulla destra della scuola, vista di fronte, è sorto un grande fabbricato in cemento, che ospita altre classi. La scuola pare non riceva sovvenzioni governative e deve essere sempre considerata scuola privata. Dopo un po’ di circolazione nel grande spiazzo su cui è rimasto intatto il campo di pallacanestro, opera di P.Luigi SION OMI, siano andati nell’ufficio della direttrice per “intervistarla”.

Madame Boungnong KEOLA’ ci ha accolti gentilmente, in perfetto stile lao, in quell’ufficio dove io ho vissuto per un certo tempo, come amministratore della Dao Hung, quando P.Bramante MARCHIOL OMI era direttore. Avevamo costruito la scuola Dao Hung negli anni 1963-64; al momento dell’invito a lasciare il Laos da parte del regime, nel 1975, la scuola aveva raggiunto la cifra di 800-900 alunni, dalla prima elementare alla 3ème del sistema francese, perché come scuola privata oltre non poteva andare. Il primo a subire l’aria dei cambiamenti fu il nome: la Dao Hung (Stella risplendente) è diventata Santibhap (Pace). Il numero degli alunni è sensibilmente aumentato per raggiungere nel corrente anno scolastico queste cifre: 2.327 alunni, di cui 1.211 ragazzi e 1.116 ragazze, divisi in 54 classi. Gli insegnanti sono 103, 37 uomini e 66 donne. L’anno scolastico è articolato ormai sul modello europeo, da settembre a giugno. Dopo il ciclo primario delle elementari, il secondario è distinto i due gradi: il primo grado comprende tre anni, 6°, 5°, e 4°, contraddistinti in laoziano da Mo 1, 2, 3; il secondo altri tre anni, , 3°, 2°, e 1°, contraddistinti in laoziano da Mo 4, 5, e 6. Lo stipendio degli insegnanti varia dai 150.000 Kip, pari a &US 18.75, ai 250.000 Kip, pari a $US 31.25. Le quote di frequenza sono comprese tra gli 8.000 e i 12.000 Kips, 1.00 - 1.50 $US. Il prezzo di un chilo di riso, fondamento dell’alimentazione, è di 2.000 Kips, cioè 0.25 $US. Il bilancio familiare non lascia grandi spazi a spese voluttuarie, e non è facile da interpretare; ma era sempre stato così fin dai tempi della nostra permanenza. Il pensiero è andato spontaneo in questi giorni al “Boun Noël”, la festa di Natale, che rappresentava la festa della scuola ed era preparata e celebrata con il massimo impegno da insegnanti e alunni, che volevano dimostrare le loro capacità ad autorità e parenti. “Voglio mandare i miei figli alla scuola della Missione Cattolica”, disse in un’occasione il principe ereditario al Padre direttore: è così fu. Un altro ricordo è affiorato preciso, mentre mi mescolavo agli alunni in uscita davanti al cancello sulla strada, dove albergano ormai alcune bancarelle di generi vari. Il giorno in cui, mentre facevo lezione di matematica, in sottana bianca e croce oblata, la polizia militare venne a prelevarmi in classe per farmi presenziare al processo che si svolgeva proprio lì, appena dentro l’ingresso su un pezzo di terreno che ci era contestato. Non ero sicuramente io a doverci essere, e neppure era quello il luogo dove doveva svolgersi il processo: cosa apparsa molto strana a tutti i laoziani, che non ricordavano altro episodio simile a memoria d’uomo. Un proprietario confinante sosteneva che la vecchietta, da cui avevamo comperato il terreno, ce ne aveva venduto un pezzo che non le apparteneva: carte demaniali non erano ancora neppure un’utopia a quei tempi! Il processo era contro la vecchietta e la condanna fu inflitta alla missione cattolica, con ordinanza di distruggere il pozzo scavato e togliere la chiusura di cinta. Seguirono altri due processi, in appello e cassazione, di cui l’ultimo a Vientiane; e la missione cattolica fu interamente scagionata. P.Lionello BERTI OMI, superiore della missione al tempo di quell’acquisto, e successivamente Vicario Apostolico di Luang Prabang, aveva seminato in quel terreno non pochi esemplari della Medaglia Miracolosa dell’Immacolata! 

Alle 15H15 Ai Dath è venuto a prenderci in macchina. Abbiamo fatto prima una visita al cimitero, alla tomba di P.Antonio ZANONI OMI (1932-1972), morto per un banale e assurdo investimento di macchina a un incrocio stradale il 26 dicembre 1972, mentre in moto veniva dalla Scuola dei Catechisti, al km. 3, per distribuire gli ultimi opuscoletti natalizi predisposti in laoziano, a diversi destinatari nell’ambiente degli uffici pubblici. Dopo la visita al cimitero abbiamo fatto un giro di circonvallazione alla città. Siamo passati davanti alla Scuola dei catechisti al km 3, trasformata ora in una scuola per allievi di polizia. Ai Dath ci ha detto che lui sarebbe potuto entrare, ma che per noi non sarebbe stato conveniente. Intorno alla città l’ambiente si è aperto, anche perché la strada per Vientiane, tutta asfaltata, ha assunto un diverso aspetto e lo svincolo dalla città si presenta molto più ampio. Luang Prabang è una città deserta e senza vita; pullula di Guest House, di ristorantini e negozi, alcuni discreti, in attesa di turisti. L’UNESCO ha proposto di classificarla tra i Tesori dell’Umanità, ma il contributo che essa può dare non sarà certo eccezionale. Sulla sinistra del Palazzo Reale, proprio di fronte a un cancello d’ingresso laterale, c’è ancora la casa – mi pare comperata dal Vicariato Apostolico di Luang Prabang – e destinata alle Suore di Carità di Santa Giovanna Antida. Un primo fabbricato lungo la strada ospitava una specie di dispensario, che era stato costretto alla chiusura per lettere anonime, anche minatorie, indirizzate al medico provinciale laoziano oltre che ai superiori della Missione Cattolica!. Separata da un piccolo cortiletto interno c’era la casa di abitazione per le suore. Ora il tutto è diventato sede di un sindacato.
Qualcuno deve aver calcolato l’afflusso turistico, forse per il corrente anno destinato al turismo: Ci sarebbero stati 120.000 turisti; la media sarebbe di 10.000 turisti al mese, che corrisponde a una possibile media di 330 al giorno. Tutto da riconsiderare.

Giovedì 28 dicembre 2000 - LUANG PRABANG

Mi sono alzato con un intenso male al dorso, senza plausibili ragioni che lo giustificassero. Alle 07H00, in una delle nostre camerette, concelebrazione eucaristica a dimensioni liturgiche modeste, ma profondamente segnata da inesprimibili ricordi. Con un tormento profondo di non riuscire probabilmente a rivivere questo inatteso e sorprendente ritorno. Alle 08H00 siamo usciti per la colazione, poi ci siamo separati, con un comune programma di fotografare qualcosa di questa città.
Alle 12H00 Madame Boungnong KEOLA’ ci aveva dato l’appuntamento per il pranzo all’Arouni Hotel, sulla Rue Visounnalath, che prosegue verso Ban Mano, dove esiste ancora la Chiesa Cattedrale! Boungnong è venuta con il marito, una sorella e il cognato. Sua sorella era stata insegnante alla nostra scuola Dao Hung; ora è segretaria all’ufficio dell’Istruzione provinciale, che ha sede nel seminario Paolo VI. Boungnong ci aveva invitati a pranzo anche per festeggiare la medaglia ricevuta in occasione del suo venticinquesimo anno di servizio alla Santibhap. Nella conversazione c’è stata una lunga carrellata di ricordi sugli anni passati: ho saputo tra l’altro che il mio maestro di lao, Maha Bouaphanh, che fu anche segretario alla scuola Dao Hung, è morto qualche anno fa.
A Luang Prabang, partito il re, tutto è sparito.
Nel pomeriggio sono andato in cerca del gioielliere RATTANAKONE; sua figlia Savivane era stata alunna e poi maestra nostra, soprannominata “la selvaggia” . Il papà è morto, Savivane è in Australia e sua sorella Vilayphone gestisce il laboratorio di argenteria, dove ci sono ancora mezza dozzina o più di lavoratori. Ho trovato qualche cosa di buono da portare in Italia.

Venerdì 29 dicembre 2000 - LUANG PRABANG

Messa concelebrata, colazione e uscita.
Rapido passaggio alla posta, ma trovare francobolli belli, che pur ci sono, è un problema. Forse vogliono vendere soltanto le serie intere, che per le affrancature non sempre sono convenienti.
Siamo andati verso il That Luang e poi ripiegati verso quella che era la pagoda vietnamita, ma l’ambiente è stato un po’ trasformato. Ho voluto ritrovare il tribunale dove si svolse il processo d’appello per il terreno della scuola, ma il fabbricato di allora forse è stato spostato poco lontano, dalla parte opposta della strada. Nei dintorni della posta ho fatto qualche fotografia e ad un certo punto mi sono accorto che il giubbetto, infilato sulla borsa che avevo a tracolla, non c’era più; scivolato probabilmente per terra, deve essere stato ricuperato forse da un conducente di toupe toupe – i famosi tricicli motore – cui deve essere piaciuto: era quasi nuovo.
Dopo il pranzo siamo andati al mercato a cercarne uno che gli assomigliasse, ma sono dovuto accontentarmi di una giacca a vento leggera. L’attuale mercato è collocato sull’area, abbastanza ridotta, dove ne esisteva già uno. Ora è tutto coperto e praticamente chiuso, con numerose aperture. È diviso in corridoi con i banchi, o piuttosto i negozietti dei diversi esercenti, separati tra di loro quasi a stanze; dentro c’è un’enormità di merce, in gran parte di prodotti tessili, ammucchiati da creare soffocamento. Qui devono essersi rifugiati tutti i negozietti della strada principale, quella del Palazzo Reale, soppiantati da Guest House e ristorantini.
Cena e rientro.

Sabato 30 dicembre 2000 - VIENTIANE

Questa notte nel sonno ho avuto un fortissimo male alle ginocchia. Mali di carrozzeria, che richiamano la data di produzione.
Messa concelebrata alle 07H00. Colazione al solito ristorantino, poi a casa nei pensieri della valigia, in partenza con il suo padrone per Vientiane.
Ai Dath è venuto a salutarci alla Guest House Heritage. Verso le 08H30 è venuta in motoretta Madame Boungnong KEOLA’ con il marito a salutarci. Ha portato un album di carta, fabbricazione locale di moda: uno per P.Angelo PELIS OMI e uno per me: le ho fatto scrivere due parole di ricordo; uno più piccolo anche per P.Domenico RODIGHIERO OMI. Abbiamo parlato di scuola Dao Hung – Santiphab, con molti riferimenti ai Padri che vi sono passati.
Alle 09H20 abbiamo preso un toupe toupe non eccezionale per raggiungere l’aeroporto e vi siamo arrivati senza grandi problemi. L’aereo della Lao Air Service con 50 posti tutti occupati; due piloti cinesi, uno dei quali – il comandante – abbastanza ben nutrito. Decollo alle 12H05; volo regolare, con banchi di nuvole a batuffoli enormi per lunghi tratti, che non ci hanno impedito di rivedere le distese di acqua costruite a diga per la produzione di elettricità, soprattutto nella zona della Nam Ngueun. Atterraggio alle 12H39. I due autisti a nostro servizio ci hanno accolti e accompagnati a cercare una Guest House diversa da quella precedente: Nita Guest House – 019 Sailom Road, Vientiane; Tel. (0856 – 21) 21 39 86.
Mons.Tito BANCHONG THOPAYONG, Amministratore Apostolico di Luang Prabang, era andato a Sayaboury per trascorrervi il Natale e forse era proseguito per Luang Prabang stessa. Con P.Domenico RODIGHIERO OMI, l’altra metà della mia comitiva, siamo andati alla Cattedrale del Sacré Coeur. Speravamo incontrare Mons.Tito BANCHONG; è arrivato infatti intorno alle 18H00 e abbiamo parlato brevemente con lui. Rientrava da Luang Prabang in aereo ed era venuto al Sacré-Coeur, dove risiede abitualmente qui a Vientiane. Con Fr.Gianni DELLA RIZZA M.I. - Camilliano, era andato a Luang Prabang con altri italiani, rappresentanti della Conferenza Episcopale Italiana, per inaugurare delle apparecchiature donate dalla C.E.I. all’ospedale di Luang Prabang. Non abbiamo avuto alcuna precisazione della famosa “Università” di Luang Prabang, che doveva celebrare l’inaugurazione in questi giorni.
Siamo proseguiti per l’ennesima volta per la casa di Luciana BASTIANI: ci ha parlato questa volta – come una vecchia zitella – della sua gatta. Mi ha richiamato certi discorsi sentiti da lei quando a Luang Prabang era presidente del nascente Istituto delle Ausiliarie di Maria Madre della Chiesa.
Da Parigi è arrivato – via Bangkok – P.Maxime CHAIGNE OMI, provinciale OMI di Francia, accompagnato da P.François-Xavier PHAM DUC TRI OMI (1966 – 2000). Sono venuti per sentire che cosa chiede il Vicario Apostolico di Vientiane, Mons.Jean KHAMSE VITHAVONG OMI, agli Oblati della Provincia di Francia; probabilmente si tratterà di programmare la presenza di alcuni padri a periodi alternati di alcuni mesi, perché il regime non accetta soggiorni stabili prolungati di (missionari ?) stranieri. Il 9 gennaio proseguiranno per il Vietnam del nord, dove l’Amministratore di Hung Hoa chiede una presenza stabile dei Missionari Oblati di Maria Immacolata. Questa potrebbe realizzarsi con alcuni dei Missionari Oblati di Maria Immacolata vietnamiti (sette ?) residenti attualmente in Francia. L'Amministrazione generale OMI, che esclude attualmente nuove fondazioni, sarebbe favorevole a un'apertura in Vietnam, forse anche per la vicinanza al Laos.

Domenica 31 dicembre 2000 - VIENTIANE

FINE DEL SECONDO MILLENNIO 

Messa concelebrata alle 08H30 al Sacré-Coeur con Mons.Tito BANCHONG THOPAYONG. Nella conversazione con lui l’abbiamo sentito affermare con chiarezza che “attualmente il regime non ammette missionari stranieri residenti”. P.Pierre KYKÉO PRADAXAY OMI e P.Antoine BOUNLOM PHENGSIVILAYVANH OMI, entrambi in Francia nella comunità di rue Dalayrac 49, a Fontenay sous Bois, vivono come rifugiati senza passaporto e non possono pensare di rientrare al Laos.
Abbiamo incontrato i tre italiani, due uomini e una donna, venuti per conto della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) a portare aiuti al nord Laos, questa volta specificamente a Luang Prabang. Tra questi ho ritrovato il Prof.Felice RIZZI, bergamasco, che alla fine degli anni 70 fu presidente della FOCSIV, (Federazione Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario). L’avevo conosciuto quando avevo lavorato a Milano con il COE (Centro Orientamento Educativo) di Barzio e Don Francesco PEDRETTI, suo fondatore.
Mons.Tito BANCHONG THOPAYONG, amministratore apostolico di Luang Prabang, ha presieduto la messa concelebrata. Sostanzialmente in lao, con brevi inserzioni in francese e inglese, ma gli stranieri erano estremamente pochi. P.Domenico RODIGHIERO OMI ha sottolineato che durante la predica, non lunga, l’assemblea ha seguito silenziosamente. Mons.Jean KHAMSE VITHAVONG OMI, nella celebrazione, predica compresa è un po’ ampolloso e forse confusionario. Durante la predica di Mons.Tito BANCHONG THOPAYONG ho rivissuto un po’ la sua storia, inserita in quella del Vicariato Apostolico di Luang Prabang. Mons.Alessandro STACCIOLI OMI, Vicario Apostolico di Luang Prabang, aveva accompagnato l’allora studente Tito da Vientiane a Bangkok, in partenza per l’Italia dove avrebbe studiato, dopo essersi espresso nel senso che Tito non era una “vera vocazione”. Nel viaggio di ritorno in taxi da Bangkok a Vientiane ebbe l’incidente, ed io andai a ricuperarlo fino a Khon Kaen.
Siamo andati a cena al Novotel, dove gli italiani, alloggiati là, ci hanno invitato. Loro erano andati a Luang Prabang con Fr.Gianni DELLA RIZZA M.I., Camilliano, mentre noi eravamo su, ma non ci siamo potuti incontrare, anche perché la nostra possibile informatrice, Luciana BASTIANI, non è stata all’altezza di fornirci informazioni in merito. Fratello DELLA RIZZA M.I., Camilliano, ha inaugurato apparecchiature, giunte per iniziativa sua o dei Camilliani, per l’ospedale di Luang Prabang; lui pare vada regolarmente in Laos una settimana ogni mese, mi pare nella zona da Vientiane verso il nord. Gli italiani inviati della C.E.I. invece hanno inaugurato una piccola scuola per maestri lungo la Nam Khane, nella zona tra l’aeroporto e la città prima di arrivare al nuovo ponte sul fiume. Mi pare trattarsi di una scuola-convitto, che offre alloggio e formazione a futuri maestri. Noi ci siamo passati probabilmente davanti sul toupe-toupe nel percorso da e per l’aeroporto, ma per poterla riconoscere bisognava saperne qualche cosa prima.
Con gli italiani il discorso è andato naturalmente anche su Mons.Jean KHAMSE VITHAVONG OMI, Vicario Apostolico di Vientiane. Lui può dare l’impressione generale di essere un po’ staccato o isolato o solo o pauroso; in realtà è la non facile situazione in cui si trova che lo rende estremamente prudente.

 

NUOVO ANNO “INTERNAZIONALE”

NUOVO SECOLO

NUOVO MILLENNIO UNIVERSALE

 

 

Lunedì 01 gennaio 2001 - VIENTIANE

La notte di San Silvestro è trascorsa diversamente che in molte parti del mondo. Un anno fa non avrei mai immaginato di valicare i due millenni in questa capitale del Laos, con la vita piena di sentimenti tanto difficili da attingere nel profondo: quelli che avvolgono gli undici anni di Laos c'erano sicuramente tutti.
Ci siamo incamminati presto per concelebrare la messa alle 07H00, nella Cattedrale del Sacré-Coeur, con Mons.Tito BANCHONG THOPAYONG, Amministratore Apostolico di Luang Prabang dal maggio 1999. Poco dopo la colazione ho realizzato l'intervista che mi accordava con lui; lui mi ha invitato ad una tavola all'aperto, attorniata da qualche panca, e P.Domenico RODIGHIERO OMI è venuto a prendervi parte, anche se io avrei preferito - comprensibilmente - viverla da solo.

Martedì 02 gennaio 2001 - VIENTIANE

Uscita per la colazione e proseguimento per la Cattedrale del Sacré-Coeur, quindi un giro all’Ufficio Postale principale.
Nella tarda mattinata ci siamo ritrovati alla Casa Nazaret, delle Suore ella Carità di Santa Giovanna Antida; abbiano concelebrato in francese, sotto la presidenza di P.Maxime CHAIGNE OMI, provinciale di Francia. È seguito il pranzo, al quale sembrava venisse il vescovo, Mons.Jean KHAMSE VITHAVONG OMI, che invece non si è visto.
La cena alle 18H30 è stata in episcopio, presente anche Mons.Jean KHAMSE VITHAVONG OMI, che ha parlato molto affabilmente. Nei suoi discorsi sembra esserci un fondo di preoccupazione, ma non drammatica: la situazione del paese non è entusiasmante. Ha parlato dei due ospiti di questi giorni, P.Maxime CHAIGNE OMI, provinciale di Francia e François-Xavier PHAM DUC TRI OMI, ed ha aggiunto: “Non posso portarli nei villaggi.”

Mercoledì 03 gennaio 2001 - BANGKOK

A Vientiane siamo andati a concelebrare la messa in francese al Sacré-Coeur, dove ci siamo fermati per la colazione. Ho salutato anche Sr.Marie-Paul SENGPHETH SDC, la regionale delle Suore della Carità di Santa Giovanna Antida; poi siamo proseguiti tranquillamente in cerca di cartoline, fino alla nostra Guest House, dove ci avrebbero prelevati per portarci all’aeroporto.
Siamo partiti verso le 09H00, P.Domenico RODIGHIERO OMI e il sottoscritto, diretti a Bangkok. Veniva con noi P.Thamniyom Pierre PRICHA OMI (1945-1977), thailandese, primo consigliere provinciale della Delegazione di Thailandia e maestro dei novizi a Samphran: quest’anno senza novizi.
Sono venuti all’aeroporto P.Maxime CHAIGNE OMI (1931-1958), provinciale di Francia, e P.François-Xavier PHAM DUC TRI OMI (1966-2000), che sarebbero partiti poco dopo di noi in aereo per una visita a Luang Prabang. Ad accompagnarci alla partenza è venuto Mons.Tito BANCHONG THOPAYONG, Amministratore Apostolico di Luang Prabang.
Ore 10H36: l’aereo della Thai International si staccava dalla pista di Wattay diretto a Bangkok. Non so che cosa bisogna dire in questi casi: sicuramente da escludere la parola “addio”. Perché tutto quello che dentro è riaffiorato con prepotenza mi permette ora di ricostruire un Laos più splendido in qualunque altra parte del mondo.
I P.Christian GILLES OMI e Claudio BERTUCCIO OMI erano all’aeroporto a riceverci. Abbiamo pranzato e poi ci siamo saggiamente ritirati per la siesta. P.Domenico RODIGHIERO OMI è andato alla sua residenza di Fatima - quella che fu per molto tempo una parrocchia nostra. Verrebbe domattina per condurmi fuori nel pomeriggio.
P.Bruno ARENS OMI, superiore della Delegazione, è rientrato nel pomeriggio. Dopo cena ho avuto uno scambio di idee con lui. La Delegazione di Thailandia sembra avere qualche problema; forse perché la situazione si è molto trasformata dalla sua fondazione. P.Bruno ARENS OMI mi ha detto che Luciana BASTIANI deve essersi sentita un po’ messa da parte da Mons.Jean KHAMSE VITHAVONG OMI, Vicario Apostolico di Vientiane, che non si sarebbe rivolto a lei come lei si sarebbe aspettata.

Giovedì 04 gennaio 2001 - BANGKOK

Notte calma, ma corta. Alle 07H00 ho celebrato la messa per conto mio nella cappellina.
P.Domenico RODIGHIERO OMI è venuto a prendermi, come promesso, per portarmi al quartiere cinese di Bangkok. Siamo partiti alle 14H30 e rientrati alle 20H45, dopo aver cenato. In partenza con una motoretta fino all’autobus, con un’ora e mezzo di percorso, e al ritorno tutto in autobus.
È stata una cosa bellissima, anche se piuttosto stancante. L’impressione è che Bangkok, con i suoi 5.572.712 abitanti di sola città, è una città invivibile. Non avevo mai avuto occasione di visitarla e l’aver potuto farlo è stata una cosa meravigliosa.

Venerdì 05 gennaio 2001 - BANGKOK

06H30: messa in inglese, presieduta da P.Gerry Gamaliel DE LOS REYES OMI (1964-1993), filippino, residente allo Scolasticato di Samphran. Nel pomeriggio lui è partito per Manila, forse in vacanza.
Ho telefonato a Parigi per annunciare il mio arrivo domani sera e far verificare il possibile proseguimento per Lourdes dopodomani, domenica; dubito in parte possa realizzarsi.
P.Domenico RODIGHIERO OMI è rientrato nel tardo pomeriggio e rimane per accompagnarmi domani all’aeroporto
P.Bruno ARENS OMI, superiore della Delegazione, è andato alla chiesa parrocchiale qui vicina, per celebrare la messa in sostituzione del parroco.
Venerdi: giorno di pesce: il pesce ha fatto la sua apparizione a pranzo e cena per sottolineare la sua presenza; la giornata nel complesso mi è risultata abbastanza stinfia.

Sabato 06 gennaio 2001 - DIARIO A BORDO  -  PARTENZA DA BANGKOK

Riposo notturno discreto. Messa alle 06H30.
Ho finito per chiudere la valigia alle 07H30. A colazione c’era anche P.Jean HABERSTROH OMI (1921-1947), francese, che non ha detto una sola parola, ma proprio nessuna, come al solito. Me ne ha detta qualcuna quando sono passato in camera per salutarlo. L’ho “invitato” a Lourdes, per restare su argomenti neutri; mi ha risposto che oggi vanno piuttosto a Medjougorje; e sembrava mettersi dentro anche lui tra quei pellegrini nel verbo senza soggetto.
Verso le 08H10 siamo partiti per l’aeroporto: P.Domenico RODIGHIERO OMI, P.Christian GILLES OMI, superiore della comunità, autista, e il sottoscritto. All’aeroporto è arrivato poi P.Claudio BERTUCCIO OMI, come mi aveva promesso. La trafila per l’imbarco è stata piuttosto lunga. L’aereo dava l’impressione di essere pieno: quattrocento passeggeri, pochissimi di meno o pochi di più. Verso le 10H15 ho licenziato gli accompagnatori e mi sono avviato verso le sale d’attesa, attraversato il valico d’imbarco. Valigia spedita di soli 21,8 chili.
Il jumbo della British Airways doveva partire alle 11H35: è decollato alle 12H15.
Sono le 15H 15’15”. Il Boeing 740 è decollato da Bangkok esattamente tre ore fa. Con il visore elettronico sullo schienale del passeggero davanti a me, siamo sopra l’India, tra Varanasi e Kanput, nella regione tra Calcutta e Delhi: per arrivare a Londra mancano “soltanto” 7217 chilometri; quota di volo a 9.448 metri, velocità oraria 783 km; quota e velocità variano in continuazione. L’arrivo è previsto per le 17H50, ora locale a Londra.
Ho fatto un volo di tredici ore tonde, scarse di poco, prima di atterrare a Londra Haethrow, dove non ho fatto in tempo a prendere la coincidenza per Parigi. Sono andato in cerca della mia valigia e non l’ho trovata, per la semplicissima ragione che era registrata fino a Parigi. Ho trovato un giovane impiegato inglese molto gentile, con il quale ho cominciato a fare la ricerca per la valigia; non è stata una cosa molto semplice, ma alla fine ho potuto concludere che la valigia sarebbe arrivata domani all’aeroporto di Orly, dove io dovevo imbarcarmi per Lourdes. Il giovane impiegato mi ha sistemato anche il problema di una coincidenza per Parigi e mi ha trasferito su un volo della British Airways alle 19H50.
Sull’aereo per Parigi c’era accanto a me un giovane francese con cui ho cominciato a parlare. Arrivato a Parigi sono andato a chiedere informazioni per la mia valigia e mi pareva essere sicuro che questa arriverà soltanto domani con un volo mattutino della British Airways.
Ho telefonato a Fontenay sous Bois per annunciare che arrivavo; ho preso un taxi e sono arrivato finalmente a casa.

 

 

 

Domenica 07 gennaio 2001 - L O U R D E S

Sono ritornato dal viaggio in Laos.

ESPERIENZA SPLENDIDA E SUBLIME

A Parigi questa mattina mi sono alzato abbastanza presto, ma prima delle 08H00 non c’era in giro nessuno della comunità. Ho fatto colazione con i primi apparsi poco dopo le 08H00 e alle 09H00 ho concelebrato la Messa con altri Padri venuti anche dalla vicina comunità.
Ho avuto poi modo di conversare con P.Yves L’HÉNORET OMI, che al Laos ha avuto occasione di andare per la seconda volta lo scorso anno, dopo credo il 1995. Mi ha sottolineato come i sacerdoti che vi si trovano non hanno risorse sufficienti per un’adeguata formazione spirituale. Mi ha fatto capire come Mons.Jean Khamse VITHAVONG OMI, Vicario Apostolico di Vientiane ha molte richieste in questo senso, ma è nell’impossibilità di rispondere a tutte. Mons.Tito BANCHONG può fare qualche cosa in questo senso, poi ci sono un paio di preti thailandesi che danno un aiuto, ma insufficiente.
Poco dopo le 10H30 ho telefonato all’aeroporto di Orly e mi hanno confermato che la mia valigia era arrivata. Ho pranzato in anticipo con P.L’HÉNORET OMI, che mi ha accompagnato all’aeroporto. Abbiamo ritirato la valigia senza difficoltà, abbiamo fatto l’imbarco e ho lasciato partire il mio accompagnatore. L’aereo è partito con venticinque minuti buoni di ritardo, ma prima delle 15H00 ero a Lourdes, dove mi aspettavano P.Alfonso BARTOLOTTA OMI e P.Angelo PELIS OMI.
Ho tirato molto tardi con un tentativo di sistemazione della mia camera, dove ho dovuto fare il letto interamente, perché quando ero partito avevo lasciato in sospeso il cambio delle lenzuola. Buona notte.
P.Roberto SARTOR OMI mi ha telefonato da Ottawa (Canadà), per avere conferma del mio rientro.